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Domande Colloquio Inutili: Smaschera le Risposte Preparate

January 30, 20263 min read

"Qual è il tuo punto debole?" "Dove ti vedi tra cinque anni?" "Perché dovremmo assumere proprio te?"

Se hai mai fatto queste domande a un colloquio, hai appena sprecato 15 minuti della tua vita ottenendo risposte completamente inutili per prevedere se quel candidato sarà un campione nella tua azienda.

Perché ogni persona che cerca lavoro sa già cosa rispondere a queste domande. Le ha sentite mille volte, le ha preparate, le ha provate davanti allo specchio.

Perché le Domande Standard Non Funzionano

Il mese scorso Paolo, imprenditore nel settore edile, mi racconta di un colloquio "perfetto" fatto a un candidato per un ruolo commerciale.

"Aveva risposto a tutto benissimo," mi dice Paolo. "Motivato, ambizioso, pronto alle sfide. Dopo due settimane era già sparito, ci ha lasciato in mezzo a tre trattative importanti."

Paolo aveva fatto tutte le domande "giuste" del manuale del bravo selezionatore. Ma quelle domande non predicono nulla sul comportamento reale di una persona sul lavoro. Sono teatro, non selezione.

Il problema delle domande tradizionali è che generano risposte da colloquio, non insight sui candidati. Quando chiedi "Qual è il tuo punto debole?", non stai scoprendo una vulnerabilità. Stai sentendo una performance preparata che potrebbe non avere nulla a che fare con la realtà.

Come Fare Domande Efficaci al Colloquio

I candidati di oggi sono preparati. Sanno che "il perfezionismo" è la risposta sicura al punto debole, che "crescita professionale" è la motivazione giusta, che "lavoro di squadra" è sempre la competenza da sottolineare.

Ma anche se non fossero preparati, queste domande hanno un difetto strutturale: presuppongono che le persone siano consapevoli dei propri pattern comportamentali e disposte a rivelarli a uno sconosciuto che li sta valutando.

È come chiedere a qualcuno di diagnosticarsi una malattia. Anche se fosse onesto, non ha le competenze per farlo.

Test Psicoattitudinali vs Domande Tradizionali

Le psicotrappole identificate dal Professor Giorgio Nardone rappresentano un approccio completamente diverso alla valutazione dei candidati. Invece di chiedere alle persone di auto-descriversi, osservano pattern comportamentali specifici che emergono naturalmente.

Per esempio, invece di chiedere "Sei bravo nella gestione dello stress?", un approccio basato sulle psicotrappole identifica se il candidato tende alla "catastrofizzazione" - la tendenza ad amplificare le conseguenze negative degli eventi. Non è una caratteristica che auto-dichiarerebbe mai, ma è predittiva di come reagirà sotto pressione.

Oppure, invece di domandare genericamente sulla leadership, identifica pattern specifici come la tendenza al "leader cuscinetto" - chi evita decisioni difficili per non scontentare nessuno. È un comportamento che si manifesta sul lavoro, non a colloquio.

Come Migliorare i Colloqui di Selezione

Il 70% dei selezionatori utilizza già test attitudinali nel processo di selezione, ma non tutti sanno come integrarli efficacemente. La chiave non è sostituire il colloquio, ma trasformarlo.

Quando conosci in anticipo i pattern comportamentali di un candidato, puoi fare domande specifiche e mirate invece di quelle generiche che tutti sanno aggirare. Puoi esplorare situazioni concrete invece di parlare di competenze astratte.

È la differenza tra chiedere "Come gestisci i conflitti?" e dire "Il test mostra che tendi a evitare i confronti diretti. Raccontami di una volta in cui hai dovuto affrontare una situazione del genere e come l'hai gestita."

La prima domanda genera una risposta di circostanza. La seconda apre una conversazione vera sulle modalità operative della persona.

Il futuro della selezione non elimina il fattore umano, lo potenzia con strumenti che vanno oltre le apparenze. Seguimi se vuoi scoprire come trasformare i tuoi colloqui da interrogatori prevedibili a valutazioni efficaci che identificano davvero i candidati giusti.


CMO The Job Game

Riccardo Orsini

CMO The Job Game

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